lunedì 24 giugno 2013

Alfa Romeo Alfetta



Gli anni settanta, nel campo delle competizioni, videro l'Alfa Romeo impegnata soprattutto nelle corse con auto a ruote coperte, in particolare con il modello Tipo 33, vincitrice di alcune delle più importanti gare di durata e di alcuni campionati di Gran Turismo. I piloti più noti che hanno corso in quegli anni per il "biscione" furono Andrea De Adamich, Nino Vaccarella e Ronnie Peterson. Il 1972 fu l'anno dell'inaugurazione dello stabilimento di Pomigliano d'Arco, con l'inizio produzione della piccola Alfa, la Alfasud, prima autovettura della casa a trazione anteriore e con motore di "soli" 1200 cm³; ne furono prodotte, nell'arco del decennio, circa 1.000.000 di esemplari. Nonostante le vittorie sportive, gli anni settanta non furono altrettanto fortunati nella produzione di serie, anche a causa della crisi petrolifera che colpì pesantemente il comparto dell'auto. Di questi anni fu un modello basilare nella storia dell'Alfa Romeo, l'Alfetta (1972). Elegante e potente l'Alfetta presentava una raffinatezza meccanica superiore e un comportamento su strada ineccepibile. Il motore fu inizialmente un 4 cilindri bialbero da 1800 cm³ alimentato da due carburatori a doppio corpo. Il telaio presentava una sospensione anteriore a quadrilateri con il ponte posteriore De Dion; la trasmissione seguiva lo schema Transaxle con cambio e frizione al retrotreno per ripartire perfettamente le masse. I freni erano a disco, con quelli posteriori montati all'uscita del differenziale per ridurre le masse non sospese. Lo schema meccanico dell'Alfetta era talmente raffinato che fu riproposto invariato 13 anni dopo sulla 75, prodotta fino al 1992. Poco dopo il lancio dell'Alfetta ne venne proposta una variante più corta e con uno stile più giovanile: la Nuova Giulietta (197

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