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lunedì 24 giugno 2013

Alfa Romeo Targa Florio



L’esordio dell’Alfa Romeo nelle competizioni avvenne nel 1911 alla Targa Florio con due 24 HP. Il primo risultato di rilievo è di due anni dopo, ed è il secondo posto conquistato da una 40-60 HP alla Parma-Poggio di Berceto. Nel 1920 Giuseppe Campari vinse al Mugello sempre con la 40-60 HP, ed Enzo Ferrari arrivò secondo alla Targa Florio. Tuttavia è nel 1923 che l'Alfa Romeo conquistò il primo grande successo, imponendosi con una doppietta alla Targa Florio, con Ugo Sivocci al primo posto e Antonio Ascari al secondo, a bordo di due RL. In questa occasione apparve per la prima volta il famoso quadrifoglio, che caratterizza molti modelli sportivi e da corsa della Casa automobilistica. Nel 1925, l'Alfa Romeo vinse il primo campionato del mondo di automobilismo della storia, imponendosi nel Gran Premio d'Europa a Spa-Francorchamps e nel Gran Premio d'Italia a Monza, con il modello P2 condotto da Gastone Brilli-Peri. La Casa del “biscione” vinse poi due campionati europei consecutivi con Ferdinando Minoia e Tazio Nuvolari nel 1931 e 1932 (i primi due della storia) e il campionato europeo della montagna nel 1930 con Carlo Felice Trossi e Mario Tadini.

Alfa Romeo Mito



Alfa Romeo è presente ad oggi sul mercato europeo, Sud Americano (Argentina, Cile e Messico), in Giappone e Oceania con solo con due modelli: per il segmento B con la Alfa Romeo MiTo, prodotta nello stabilimento Fiat di Mirafiori a Torino, e per il segmento C con l'Alfa Romeo Giulietta, prodotta nello stabilimento Fiat di Cassino (Frosinone). Nonostante la gamma ristretta a tre modelli, le vendite 2011 del marchio sono state significative (+20%), trainate dal successo dell'Alfa Romeo Giulietta, modello introdotto nel 2010. Alfa Romeo non è più presente nel segmento D dal 2011 (l'ultimo modello fu l'Alfa Romeo 159, per la quale era presente anche una declinazione familiare). Altro abbandono, da più tempo, fu del segmento E, dove l'ultimo modello prodotto fu la Alfa Romeo 166, uscita di produzione nel 2007. Da sempre con declinazione sportiva, Alfa Romeo, ha nella sua gamma delle vetture coupé a due o quattro posti. L'ultimo modella a quattro posti è stata l' Alfa Romeo GT e la Brera.coupé (ultimi modelli, la Alfa Romeo GT e la Alfa Romeo Brera la cui produzione è terminata nel 2010[7]), e delle spyder (ultimo modello l'Alfa Romeo Spider, anch'essa cessata nel 2010[8]). Alfa Romeo ha avuto una recente storia nella produzione di vetture sportive di lusso, in tiratura limitata e sviluppate in partnership con un altro marchio del Gruppo Fiat S.p.A., ovvero la Ferrari: la Alfa Romeo 8C Competizione e la declinazione Alfa Romeo 8C Spider, restate in produzione per pochi anni fino, rispettivamente, al 2010 ed al 2011. In questo filone di auto sportive di nicchia, si inserisce la nuova Alfa Romeo 4C, presentata al salone di Ginevra nel 2013; è un coupé sportivo, due posti secchi, dotato di un 1.8 turbo in alluminio capace di 250 cv; quest'auto allarga il bacino di utenti delle sportive top di gamma Alfa Romeo, poiché la produzione non prevede un tetto massimo totale, ma solamente un volume annuo non superiore a 3500 pezzi. Questa sportiva inoltre è la prima Alfa Romeo sotto i 70.000 € ad essere nuovamente dotata di trazione posteriore. La particolarità della 4C è quella di essere costruita intorno ad una vasca centrale in carbonio, e all'utilizzo di alluminio per i restanti elementi; il motore è disposto centralmente e le sospensioni raffinatissime prevedono una sospensione a quadrilatero alto all'anteriore, ed un multilink al posteriore; le prestazione da supercar le tecnologie utilizzate ed il prezzo la collocano direttamente nella nicchia delle sportive di rango

Alfa Romeo Giulietta 2010



Nel giugno 2008 è avvenuto il lancio commerciale di quello che era definito come progetto 955 ovvero la MiTo (Mi per Milano dove è stata disegnata, e To per Torino dove viene costruita); con potenze previste fino a 170 CV per la sportiva Quadrifoglio Verde, si è posizionata al di sotto della 147, con un'immagine sportiva, dinamica e proiettata per un pubblico giovane, andando ad insidiare la fascia di mercato occupata dalla Mini. La MiTo è stata presentata al Salone di Ginevra 2009 anche in versione GTA prototipo con motore 1.750 Turbo a iniezione diretta da 240 CV. Nel 2010 l'Alfa Romeo ha compiuto cento anni: i festeggiamenti sono avvenuti a partire dal marzo in occasione del salone di Ginevra dove è avvenuta la presentazione ufficiale della nuova Giulietta, erede della 147. È una hatchback sportiva con motorizzazioni turbo in grado di erogare fino a 235 CV. La Giulietta è la prima Alfa Romeo ad essere prodotta nello stabilimento Fiat di Cassino ed il design segue il corso stilistico intrapreso dalla sportiva 8C Competizione e ripreso dalla MiTo, ovvero una linea sportiva molto arrotondata. Sempre al salone di Ginevra, Pininfarina e Bertone hanno onorato la storia del marchio Alfa Romeo presentando i prototipi Pininfarina Duettottanta[4] e Bertone Pandion[5]. Nella primavera 2010 la Zagato ha presentato l'Alfa Romeo TZ3 Corsa[6] prodotta in esemplare unico per un facoltoso cliente. In occasione del centenario si è avuta anche una razionalizzazione della gamma prodotti: alcuni modelli ormai datati vengono sostituiti o tolti dalla gamma: tra la primavera e l'estate del 2010 la 147 cede l'eredità alla nuova Giulietta ed esce dalla gamma seguita dalla "sorella" GT. Nell'autunno dello stesso anno, a causa della cessione dell'attività produttiva da parte della Pininfarina, vengono tolti dalla gamma i modelli Brera e Spider. Dopo questi adattamenti la gamma è composta da tre autovetture: ovvero la MiTo, la Giulietta e la 159, quest'ultima in versione berlina e Sportwagon. A queste tre si aggiunge la 8C Spider prodotta in soli 500 esemplari.

Alfa Romeo 156 gta



Il 1997 venne da molti definito l'anno del rinnovamento del marchio Italiano, congiuntamente all'uscita della 156. La 156 riuscì a fregiarsi del titolo di Auto dell'anno per il 1998 e costituì il modello del rilancio dell'Alfa Romeo. È su questo modello che fu introdotto per la prima volta il cambio selespeed, un semi-automatico con 2 leve dietro il volante per comandare le marce, derivato dal mondo delle corse e rivolto a un impiego sportivo della vettura. Fu inoltre la prima auto al mondo con motore turbo diesel common rail. Nel 1998 terminò la produzione della 164 che cedette il posto alla nuova ammiraglia di casa, la 166. La 166 si presentò con dimensione ancor più generose della progenitrice e con nuove tecnologie applicate che però non le fecero riscuotere il successo della 164, anche se le vendite furono soddisfacenti. Venne ritirata dai listini a fine 2007. Nello stesso anno vennero rinnovate le sportive del biscione, ossia la GTV e la Spider, con numerose modifiche sia tecniche che stilistiche, in particolare per gli interni. Nel compartimento corse, l'Alfa Romeo, dopo l'entrata nel gruppo Fiat, venne destinata a rappresentare il gruppo nelle competizioni Super Turismo, dove si fece onore anche con piloti italiani come Alessandro Nannini, Nicola Larini, Gabriele Tarquini e Fabrizio Giovanardi. Con la partecipazione ai campionato ETCC (diventato successivamente WTCC), l'Alfa Romeo conquistò con la 156 Super 2000 quattro titoli europei turismo piloti e tre campionati europei turismo marche, fregiandosi di diverse soluzioni tecniche che resero l'auto vincente, come le sospensioni anteriori a quadrilatero alto (utilizzate su tutti i modelli di serie), in luogo del più economico e meno prestante McPherson, ed il cambio elettroattuato.

Alfa Romeo 146



All'inizio dell'ultimo decennio del secolo scorso uscirono due modelli: il primo fu la 155, che segnò l'abbandono della trazione posteriore sui modelli di gamma medio-superiore. La seconda fu la 145, che sostituì la 33. La 145 risultò più pesante e meno brillante della progenitrice a causa del meno vantaggioso rapporto peso/potenza. I motori utilizzati per il nuovo modello erano in pratica gli stessi della 33, ereditati con poche modifiche e senza una consistente evoluzione per adeguarli ai maggiori pesi della nuova vettura, soprattutto in termini di coppia. La vettura comunque colpì per uno stile molto particolare, sia esternamente che internamente; successivamente riuscì a raccogliere un buon apprezzamento complessivo da parte del pubblico grazie alle modifiche migliorative adottate sulla seconda serie, con l'adozione dei nuovi motori Twin Spark, unitamente ad una maggiore qualità costruttiva. Un successo nel complesso analogo riscosse la versione a due volumi e mezzo della 145, denominata 146. Le 145/146 furono anche le ultime vetture Alfa Romeo a montare il motore boxer, sviluppato a suo tempo per l'Alfasud, anche se dal 1997 su entrambe le auto vennero montati i più potenti motori della gamma Twin Spark.

Alfa Romeo 164



Nel 1986, l'Alfa Romeo venne ceduta all'allora Gruppo Fiat dall'allora presidente dell'istituto, Romano Prodi, nel tentativo di ridurre le perdite dell'IRI; l'acquirente decise di accorparla ad un'altra azienda dello stesso gruppo, la Lancia, dando vita alla Alfa-Lancia Industriale. Nel 1987 uscì un modello che si rivelò fondamentale per l'Alfa Romeo, la 164, che impiegava lo stesso pianale utilizzato per Fiat Croma, Lancia Thema e un modello SAAB, la 9000. La 164, grazie alla geometria delle sospensioni anteriori, presentava una caratterizzazione stilistica molto marcata, dovuta al disegno pulito di Pininfarina. Adottava motori, sia aspirati che turbocompressi, Twin Spark, turbo diesel, turbo V6 a 4 cilindri, che avevano delle potenze comprese tra 117 e 232 CV. Il V6 benzina fu eletto migliore motore dell'anno e la 164 TD, al momento della presentazione, era l'auto diesel, con motore VM, più veloce al mondo. Alla fine del decennio, esattamente nel 1989, venne presentato un coupé in serie limitata che aveva l'intenzione di stupire il pubblico dell'automobile. Nacque così la SZ, o ES-30, e successivamente fu lanciata l'RZ, ossia la versione cabriolet. Questa fu l'ultima Alfa Romeo ad avere lo schema con ponte De Dion e la trazione posteriore. Il motore era il 3.0 V6 12 valvole della 75 portato a 210 CV, che permetteva al modello di raggiungere i 245 km/h. Lo schema meccanico riprendeva quello della 75 da corsa. Montava un inedito sistema di autolivellamento delle sospensione che permetteva di variare l'altezza da terra della vettura.

Alfa Romeo 33 1.3 VL del 1991



È dell'inizio degli anni ottanta la presentazione dell'Alfa 33 in sostituzione dell'Alfasud che non aveva riscosso il successo sperato presso gli appassionati. Dopo le lamentele della clientela sulla poca sportività dell'Alfasud stessa, si tentò di riguadagnare con il nuovo modello il prestigio perduto. Uscì anche una versione 4x4 e giardinetta. Nello stesso anno, il 1983, prese vita anche il tentativo di joint-venture con la nipponica Nissan con la messa in produzione dell'Arna: basata su telaio della Nissan Cherry e con meccanica dell'Alfa 33 (in particolare l'avantreno), l'esperimento però non ottenne i frutti sperati poiché gli appassionati alfisti non riconobbero in questo modello i tratti caratteristici della Casa del biscione. Nel 1984 cominciò la commercializzazione dell'Alfa 90, erede delle Alfetta e Alfa 6, ridisegnata dal noto carrozziere Bertone e prodotta nelle varie versioni in poco meno di 50.000 esemplari. Anche il tentativo di rientrare nella Formula 1 non fu coronato da grandi risultati, e fu purtroppo funestato dalla morte del pilota Patrick Depailler durante alcune prove in Germania. Corsero per l'Alfa Romeo di quegli anni anche tre piloti italiani quali Riccardo Patrese, Bruno Giacomelli e Andrea De Cesaris, senza riuscire a conquistare vittorie significative. Nel 1985 la società festeggiò i 75 anni di vita e per ricordarlo iniziò la produzione dell'Alfa 75. Dotata della stessa meccanica di Alfetta, Giulietta e Alfa 90, la 75 fu l'ultimo modello (prodotto in grande serie) a trazione posteriore. Disponeva di motori che andavano dal 1.6 L fino al 3.0 V6, benzina e turbodiesel.

Alfa Romeo Giulietta Prima Serie



La Giulietta riprese il pianale e molte parti della carrozzeria dall'Alfetta, ma si posizionò un poco più in basso, presentandosi sul mercato con due motorizzazioni di 1300 e 1600 cm³. Poco più tardi, dopo una gestazione lunghissima, uscì l'Alfa 6 (1979). Dotata di un motore di 2500 cm³ era dotata di una serie impressionante di gadget rivolti ad assicurare il comfort di marcia; si rivelò però un flop commerciale, per via della linea anonima e del clima sociale di quegli anni che consigliava di evitare l'acquisto di beni di lusso. La produzione di modelli di buon successo non bastò a mantenere in buone condizioni l'azienda; per cercare di risalire la china nel 1978 ci fu un cambio al vertice, con l'arrivo di un nuovo manager, Ettore Masaccesi.

Alfa Romeo Alfetta



Gli anni settanta, nel campo delle competizioni, videro l'Alfa Romeo impegnata soprattutto nelle corse con auto a ruote coperte, in particolare con il modello Tipo 33, vincitrice di alcune delle più importanti gare di durata e di alcuni campionati di Gran Turismo. I piloti più noti che hanno corso in quegli anni per il "biscione" furono Andrea De Adamich, Nino Vaccarella e Ronnie Peterson. Il 1972 fu l'anno dell'inaugurazione dello stabilimento di Pomigliano d'Arco, con l'inizio produzione della piccola Alfa, la Alfasud, prima autovettura della casa a trazione anteriore e con motore di "soli" 1200 cm³; ne furono prodotte, nell'arco del decennio, circa 1.000.000 di esemplari. Nonostante le vittorie sportive, gli anni settanta non furono altrettanto fortunati nella produzione di serie, anche a causa della crisi petrolifera che colpì pesantemente il comparto dell'auto. Di questi anni fu un modello basilare nella storia dell'Alfa Romeo, l'Alfetta (1972). Elegante e potente l'Alfetta presentava una raffinatezza meccanica superiore e un comportamento su strada ineccepibile. Il motore fu inizialmente un 4 cilindri bialbero da 1800 cm³ alimentato da due carburatori a doppio corpo. Il telaio presentava una sospensione anteriore a quadrilateri con il ponte posteriore De Dion; la trasmissione seguiva lo schema Transaxle con cambio e frizione al retrotreno per ripartire perfettamente le masse. I freni erano a disco, con quelli posteriori montati all'uscita del differenziale per ridurre le masse non sospese. Lo schema meccanico dell'Alfetta era talmente raffinato che fu riproposto invariato 13 anni dopo sulla 75, prodotta fino al 1992. Poco dopo il lancio dell'Alfetta ne venne proposta una variante più corta e con uno stile più giovanile: la Nuova Giulietta (197

Alfa Romeo Giulietta



Dopo la seconda guerra mondiale l'Alfa Romeo ricominciò a fabbricare automobili tornando a realizzare profitti e concentrando la produzione in veicoli sportivi di massa piuttosto che in vetture di lusso costruite a mano. Gli anni cinquanta furono probabilmente i più importanti nella storia della casa, che produsse due modelli di auto destinati a fare storia, la 1900 e la Giulietta. Si trattò dei primi modelli costruiti in catena di montaggio, e il primo aprì la strada anche alla fornitura delle auto della Polizia; è con questo modello che si inaugurò la famosissima serie delle Pantere. Nel 1952 iniziò anche la produzione di una fuoristrada messa in concorrenza con la contemporanea Fiat Campagnola e denominata "Matta". Anche nel campo delle corse la casa continuò a mietere successi vincendo i primi due Campionati Mondiali di Formula 1 (1950 e 1951) grazie, rispettivamente, a Nino Farina e Juan Manuel Fangio. Nel 1954 la compagnia sviluppò il famoso motore bialbero Alfa Romeo, che rimase in produzione fino al 1998. Nel 1961 uscì dalle catene di montaggio la 100.000-esima Giulietta e l'anno successivo venne messa in produzione un'altra delle vetture che hanno fatto la storia di questa casa, la Giulia. Nel 1962 venne inaugurato il Centro Sperimentale Balocco, pista prove privata oggi di proprietà di Fiat S.p.A. Nel campo delle corse nacque nel 1964 l'Autodelta, il reparto specifico per le competizioni, grazie anche all'impegno di Carlo Chiti. Nel frattempo entrò a regime anche il nuovo stabilimento di Arese e continuò la collaborazione con i migliori designer italiani, da Zagato con le famose coupé, a Pininfarina a cui si deve la famosissima spider Duetto, fino a Bertone a cui si deve la Montreal del 1970. Nel 1968 fece la sua apparizione una derivata della Giulia, la 1750 che vedrà anche una sorella maggiore pochi anni dopo, la 2000.

Alfa Romeo 6c



Negli anni trenta si consolidò la fama mondiale dell'Alfa, grazie soprattutto alle corse e ai suoi piloti. Tra essi i più importanti furono Giuseppe Campari, Tazio Nuvolari, Gastone Brilli-Peri e Mario Umberto Baconin Borzacchini. Questi nomi storici ricorreranno nella fantasia popolare fino ai giorni nostri, e ispireranno anche una famosissima canzone di Lucio Dalla dal titolo Nuvolari. Per quanto riguarda l'azienda produttiva, nel 1932 era in difficoltà economica e venne acquisita dall'IRI. Tra i primi provvedimenti intrapresi ci fu quello di non proseguire con l'attività delle corse a proprio nome affidando tutta la gestione alla Scuderia Ferrari, preferendo invece la diversificazione della produzione anche nei settori degli autobus, degli autocarri e dei motori aeronautici. Iniziò in questi anni, grazie ad Ugo Gobbato, anche la costruzione del nuovo stabilimento di Pomigliano d'Arco

Alfa Romeo 20-30 hp



Negli anni venti si ampliò l'attività sportiva della Casa automobilistica milanese, grazie a piloti del calibro di Antonio Ascari, Giuseppe Campari, Enzo Ferrari ed Ugo Sivocci; grazie a quest'ultimo, nel 1923, vide la luce anche il simbolo del quadrifoglio Alfa Romeo che, da allora, ricorrerà in tutte le attività sportive dell'Alfa e nelle versioni più sportive delle sue vetture. Nel 1925 l'Alfa Romeo conquistò il primo campionato del mondo di automobilismo della storia. Altro simbolo, nato in quegli anni, e sopravvissuto sino ad oggi, è il colore Rosso Alfa. Sempre negli anni venti ci furono delle vicissitudini nel capitale societario, la cui maggioranza era nel frattempo finita nelle mani della Banca d'Italia; nel 1928 uscì dalla società Nicola Romeo e per qualche tempo ci fu anche il timore della chiusura dell'azienda, rientrato grazie alla notorietà già raggiunta in campo internazionale ed in quello delle corse. Nel 1929 nacque all'interno dell'azienda la Scuderia Ferrari, il reparto che si occupava delle corse. Questo nome venne portato in dote all'azienda da Enzo Ferrari, che aveva alcuni anni prima fondato la società sportiva omonima e che, dopo aver lasciato l'Alfa Romeo, fonderà la Ferrari.

Alfa Romeo 24hp Torpedo



L'azienda venne rilevata da un gruppo di finanzieri lombardi che decisero di continuare la costruzione di automobili, sotto la nuova ragione sociale "A.L.F.A.", acronimo di "Anonima Lombarda Fabbrica Automobili", mantenendo le stesse maestranze e tecnici. L'A.L.F.A. continuò a fabbricare i modelli Darracq, fino all'esaurirsi delle scorte di pezzi nel magazzino, mentre l'ufficio tecnico preparava i progetti della nuova vettura. Nell'autunno del 1910 cominciò la produzione del primo modello A.L.F.A., la 24 HP, progettata da Giuseppe Merosi e da cui vennero subito derivati dei modelli da competizione portati al debutto l'anno successivo alla Targa Florio.

Alfa Romeo Darracq



Le origini dell'Alfa Romeo hanno un nome francese e le radici sono a Napoli. L'imprenditore Pierre Alexandre Darracq, dopo aver prodotto biciclette, passò alla produzione di automobili con la Darracq. Nel 1906 nacque la Società Italiana Automobili Darracq, con sede a Napoli. Bastarono pochi mesi per comprendere che lo stabilimento era situato troppo distante dai potenziali acquirenti che, per questioni di viabilità, si trovavano in maggioranza nel nord Italia. Darracq decise di spostare la produzione nella periferia di Milano, costruendo l'opificio del Portello, soluzione che migliorava notevolmente anche i collegamenti con la sede francese. I problemi, tuttavia, non si risolsero e le vendite si dimostrarono insufficienti a giustificare l'esistenza di una sede produttiva, anche per la forte concorrenza della Renault, da tempo insediatasi in Lombardia, e della neonata FIAT. Nel 1909 la società venne posta in liquidazione.

Alfa Romeo 159 Carabinieri



Negli anni cinquanta l’Alfa Romeo iniziò a fornire autovetture alla Polizia ed ai Carabinieri. I modelli acquistati in questo periodo furono la Matta e la 1900; la prima era in dotazione ad entrambi i corpi, mentre la seconda solamente alla Polizia. La 1900 fu il primo modello di vettura utilizzato da quest’ultima ad essere soprannominato Pantera. Dal decennio successivo furono preparate delle autovetture appositamente per questo scopo, modificando i modelli in produzione. L’esigenza nasceva dal fatto che le forze dell’ordine avevano la necessità di avere in dotazione dei veicoli con prestazioni elevate per contrastare la criminalità. I modelli utilizzati in questi anni erano la Giulia e la 2600; la prima era fornita ad entrambi i corpi, mentre la seconda alla sola Polizia. In questo periodo si cominciò ad utilizzare il soprannome Gazzella per designare le vetture Alfa Romeo fornite ai Carabinieri. Le denominazioni delle Alfa Romeo in dotazione ai due corpi furono scelte per sottolineare la velocità e l’agilità delle pattuglie, e sono in uso ancora oggi. Inizialmente le Alfa Romeo in dotazione alla Polizia avevano una colorazione verde chiaro, successivamente cambiata in azzurro con la presenza di una banda bianca. Le vetture dei Carabinieri invece sono state sempre di colore blu scuro con una banda rossa sulle fiancate ed il tettuccio bianco. I modelli Alfa Romeo che in seguito furono in dotazione ai due corpi furono l’Alfasud (alla sola Polizia), l’Alfetta, la Giulietta (alla sola Polizia), la 33 (alla sola Polizia), la 75, la 90, la 155 e la 156. La 159 è l’ultima della serie, ed è utilizzata tuttora da Polizia e Carabinieri. Autovetture Alfa Romeo sono anche in dotazione ad altri corpi italiani quali la Guardia di Finanza, la Polizia stradale, la Polizia penitenziaria, il Corpo forestale dello Stato, la Polizia provinciale, la Polizia municipale ed i vigili del fuoco. Sono anche utilizzate da molte forze di polizia estere.

Alfa Romeo 8C Competizione

L'Alfa Romeo 8C Competizione è una vettura Gran Turismo prodotta in serie limitata dalla casa automobilistica italiana Alfa Romeo a partire dal 2007 in configurazione coupé, da cui è derivata nel 2009 la variante scoperta denominata 8C Spider. La vettura è stata prodotta in 1.000 esemplari (500 coupé e 500 spider) fino al 2010.