venerdì 28 giugno 2013

Ferrari F50



La F50 nacque da una idea di Piero Ferrari che da tempo intendeva realizzare una sorta di "Formula 1 stradale". Il motore è un 12 cilindri a V stretto derivato dal propulsore che equipaggiava la Ferrari 640 F1[1] di Mansell nella stagione 1989. Per la prima volta in una Ferrari stradale, il telaio è totalmente realizzato, come nelle F1, in materiali compositi di carbonio e vincolato al gruppo motore-cambio tramite un telaio ausiliario, allo scopo di ottenere un'elevatissima rigidità strutturale pur mantenendo un peso molto contenuto (102 kg) della cellula fondamentale. La carrozzeria, di linea particolarmente accattivante sia in versione spider che con il tetto montato, è stata realizzata dalla Pininfarina ad opera di Pietro Camardella ed ha richiesto oltre 2.000 ore di lavoro in galleria del vento per riuscire a raggiungere i previsti valori di deportanza sugli assali alle alte velocità. L'impianto frenante, appositamente progettato dalla Brembo è volutamente sprovvisto di ABS.

Ferrari F355 Berlinetta



La F355 era disponibile in tre varianti di carrozzeria: coupé (F355 Berlinetta), targa (F355 GTS) e spider (F355 Spider). Il nome di questo modello, 355, indicava la cilindrata totale di 3,5 litri e le 5 valvole per cilindro. Durante la realizzazione, la Ferrari, cominciò a trasferire alcune delle conoscenze derivate dal mondo della Formula 1 a quello delle vetture di serie: iniezione elettronica, fondo piatto, cambio sequenziale e sospensioni a controllo elettronico regolabili dall'abitacolo su due differenti settaggi, Normale e Sport. Quest'ultimo, in particolare, irrigidiva le sospensioni e, nelle versioni con cambio sequenziale elettroattuato, velocizzava la cambiata. Il telaio della F355 era costruito interamente in acciaio, la scocca era essenzialmente basata sulla precedente Ferrari 348, il motore, ubicato nella parte centrale dell'auto, era un 8 cilindri a V di 90° con 5 valvole per cilindro, capace di sviluppare una potenza massima di 380 cv a 8250 giri/min. La F355 fu molto innovativa anche grazie ad un profondo studio condotto da Pininfarina sull'aerodinamica, tanto per il passaggio dei flussi nel sottoscocca, completamente carenato, della vettura che attorno all'abitacolo. Il cambio della F355 era inizialmente un 6 rapporti + RM. Nel 1997 debuttò il cambio elettroattuato F1 mutuato dal mondo delle corse: in questa versione, denominata 355 F1 (senza la F), dietro il volante, erano posti i 2 bilancieri per l'inserimento e la scalata delle marce caratteristici delle monoposto di F1[1]. Nel 1995 debuttò la versione spider che rimase in produzione fino al 2000. La versione GTS sempre uscita nel 1995 era invece dotata di un tettuccio asportabile, classico delle Vetture Targa. Per entrambe le versioni fu reso disponibile il cambio elettroattuato F1 come per la coupé. La Ferrari, infine, decise di allestire un kit per la preparazione Challenge per la clientela più sportiva e per farla partecipare ad un campionato monomarca di grande successo. La F355 lasciò posto nel 1999 alla nuova Ferrari 360.

mercoledì 26 giugno 2013

Ferrari F40



La Ferrari F40 è un'auto sportiva prodotta dalla Ferrari, virtuale erede della Ferrari 288 GTO Evoluzione, costruita tra il 1987 e il 1998 (per gli ultimi esemplari "F40 GTE"), la cui erede fu la F50. Il disegno della carrozzeria è stato realizzato dallo studio Pininfarina sotto la guida di Nicola Materazzi e Pietro Camardella. Nata per celebrare i primi quarant'anni di vita della casa automobilistica modenese, tra le altre particolarità ha quelle di essere stata la prima auto stradale nella storia Ferrari ad essere costruita con svariati materiali compositi quali il kevlar per il telaio, le fibre di vetro per la carrozzeria, resine aeronautiche per i serbatoi ed il plexiglas per i finestrini laterali e di essere stata, al momento della sua presentazione l'auto stradale più veloce mai costruita con i suoi 324 km/h dichiarati (spesso sensibilmente superati in vari test), record poi battuto nel 1991 dalla Bugatti EB110.

Ferrari 348



La Ferrari 348, è una autovettura sportiva a motore centrale prodotta dalla Ferrari. Nelle versioni TB, TS e successivi sviluppi fu commercializzata dal 1989 al 1995 in sostituzione della Ferrari 328. Anche in questo caso, come in molti precedenti, per la sigla che denomina l'auto fu scelta l'indicazione numerica della cilindrata, 3,4 l (3.405 cm³ per esattezza), seguita dall'indicazione del numero dei cilindri (8). Invece gli acronimi "TB" e "TS" stanno rispettivamente per "Trasversale Berlinetta" e "Trasversale Spider". Il termine "Trasversale" è riferito alla posizione del cambio rispetto all'asse longitudinale della vettura. Il motore V8 è invece montato longitudinalmente. La coupé, denominata TB, è caratterizzata dalla tipica carrozzeria berlinetta mentre la TS è dotata di soft-top asportabile che la fa inserire nel tipo di auto definite come vetture Targa. Il primo esemplare prodotto fu una 348 TS bianca con specifiche del Nord America.

Ferrari 456



Nel 1992, la Ferrari ha bisogno di una nuova auto con cui riconfermarsi leader nel segmento delle 2+2 sportive. Infatti, da 3 anni la vecchia 412i è uscita di produzione e avversarie come la Maserati Quattroporte e la Porsche 928 imperversano. La casa di Maranello decide di affidare il disegno esterno alla Pininfarina, che aveva già disegnato praticamente tutte le Ferrari 2+2 e la stessa 412. Come per l'auto che l'aveva preceduta, la 456 GT è dotata di una linea che rappresenta uno dei più elevati esempi di Gran Turismo 2+2 e che a detta di qualcuno mal si sposa con il tipico colore rosso corsa molto diffuso su quasi tutte le Ferrari. Questa splendida ed equilibrata linea, che in parte riprende la celebre Ferrari Daytona è destinata a durare per ben 12 anni, anche grazie al disegno di Pietro Camardella[1] e alla supervisione di Lorenzo Ramaciotti[2], caratterizzato da un mix equilibrato, elegante e sportivo evocativo delle più famose GT a motore anteriore del passato, fino all'uscita di produzione della 456 M, nel 2004. Una curiosa anteprima di questa apprezzata linea compare su Quattroruote di gennaio 1992, che pronostica l'entrata in produzione della 456, senza però fornire questo nome. La vettura venne svelata alla stampa ed al pubblico in Belgio presso il Garage Francorchamps, un meritato omaggio a Jacques Swaters e presentata in colore Blue Swaters. La denominazione 456 deriva dalla cilindrata unitaria del suo motore (5.474 : 12 = 456). Il motore è il V12 da 5,4 litri (5474 cm³) da quattro valvole per cilindro, che verrà montato successivamente anche sulla 550 Maranello, e in questa prima versione eroga 442 CV e 550 Nm di coppia massima. Questo 5,4 litri ha inoltre vinto il premio per il miglior motore oltre i 4 litri. Con questo propulsore la Ferrari 456 è in grado di spingersi fino a 309,503 km/h.[3]. Il passaggio da 0 a 100 km/h invece viene compiuto in soli 5,2 secondi da entrambe le versioni.

Ferrari Testarossa



Al Salone dell'automobile di Parigi del 1984 la Ferrari svelò l'erede della 512 BB, di cui conservava la meccanica. La vettura, con la sua linea, opera di Pininfarina, caratterizzata dalla coda notevolmente allargata (dominata dalle luci rettangolari immerse in una serie di barre orizzontali) e dalle grandi griglie laterali, suscitò subito ampi consensi (e qualche critica: qualcuno la considerò persino eccessiva, più vicina all'ostentazione Lamborghini che all'eleganza sportiva Ferrari). Anche gli interni, lussuosamente rifiniti, erano opulenti. In origine la Testarossa aveva un solo specchietto retrovisore molto sporgente e posto curiosamente a metà del montante del parabrezza, per tentare di migliorare la scarsissima visibilità posteriore, ostacolata dalla massiccia coda; tale collocazione non era, in effetti, particolarmente elegante, per cui nel 1986 si passò ad una soluzione più tradizionale, con due specchietti alla base dei montanti. La meccanica era mutuata dal modello precedente, ma venne affinata: il 12 cilindri a V di 180° di 4 942 cm³ beneficiò di una nuova testata a 4 valvole per cilindro ed erogava ora una potenza di 390 CV. Il retrotreno venne dotato di doppi ammortizzatori[1]. La Testarossa originaria rimase in produzione praticamente invariata (salvo modifiche di dettaglio a cerchi e dotazioni) fino al 1992. Nel 1989, però, per adeguarsi alla normativa antinquinamento, venne montata la marmitta catalitica, con conseguente calo di potenza a 380 CV. Della Testarossa la Ferrari produsse un modello unico in versione spider per l'avvocato Gianni Agnelli[2].

Ferrari 288 GTO



Lo sviluppo della 288 GTO venne avviato, partendo dalla meccanica della 308 GTB per partecipare alle gare del Gruppo B. Mauro Forghieri, capo progettista Ferrari, coinvolse nella progettazione del nuovo modello anche la Michelotto Automobili (scuderia che correva con delle 308 GTB[1] dotate di carrozzeria in vetroresina). A sottolineare la derivazione dalla 308 GTB della 288 GTO, presentata al salone dell'automobile di Ginevra del 1984, contribuiva anche la linea di Pininfarina. Se esteticamente la nuova supercar di Maranello sembrava una 308 GTB gonfiata con gli steroidi (parafanghi allargati, spoiler maggiorati, feritoie), le novità erano parecchie. La carrozzeria (in realtà completamente nuova) era in Kevlar, mentre il motore V8, con cilindrata ridotta a 2855 cm³, dal quale derivò il motore delle sport-prototipo Lancia LC2. Era sovralimentato da due turbocompressori IHI con due intercooler. Il cambio, dotato di radiatore dell'olio, era, inoltre, montato a sbalzo dietro al propulsore. Fu la prima Ferrari dotata di iniezione elettronica derivata dalla formula 1 la Weber-Marelli IAW che ne addolciva leggermente il pur rude carattere. Con una pressione di sovralimentazione di 0,9 bar e 400cv di potenza massima, per la 288 GTO erano dichiarati i 305 km/h di velocità massima e il tempo di 12,7 sec per coprire i 400 mt da fermo. Nonostante i "numeri" da primato la vettura, priva di dispositivi elettronici di controllo, era assai nervosa a causa anche dell'erogazione della potenza poco lineare (il famoso ritardo di risposta dei motori turbo di quegli anni). Il programma di partecipazione alle competizioni non venne mai portato a termine, ma i 272 esemplari di GTO prodotti furono venduti rapidamente. La sua erede ideale fu la F40 del 1987.